sabato, 24 maggio 2008, ore 23:02

"Sono arrivata e quel parcheggio era tutto pieno. Allora provo verso le piscine, quando torno si era liberato tutto."

"Eh, Piera, è la vita..."

"Guarda, a me la vita mi sta prendendo a calci"

 

Un'incazzatura che non vi dico. Non per il parcheggio. Per altre cose.

Premetto che io odio quei blog dove c'è l'adolescente depresso che racconta, in blog

simil gothic con sfumature rosa e angeli sanguinanti, quanto la vita sia ingiusta con lui. Ma tanto il fatto che non me ne vada bene una dovrò scriverlo da qualche parte. Non è detto che vi freghi qualcosa, ma mettere nero su bianco aiuta, un po' tipo coscienza di Zeno. Qui devo assolutamente inserire una parentesi. Questo post si distingue da un post-tipo di un suddetto adolescente-tipo proprio perchè l'autrice è perfettamente in grado di distinguere autori di letteratura italiana da cantanti pop. Infatti, girando per splinder sono incappata in un blog in cui l'autrice, decantava le virtù di Paris Hilton o dei Tokio Hotel o degli Zero Assoluto o non so chi altri. Un audace commentatore le ha scritto di lasciar perdere queste stronzate e darsi alla cultura, che ne so, con Le ultime lettere di Jacopo Ortis. Ebbene, la risposta è stata: "non so che musica faccia questo Ortis, e non mi interessa"


Bene, chiudo parentesi, e premetto anche non è mia abitudine augurare a qualcuno di andare a morire ammazzato. Ma concedetemi almeno la soddisfazione  di sperare ardentemente che mentre è sulla tazza la carta igienica gli si trasformi in carta vetrata.

 

Preferisco prendere mille volte 3 ma studiare la storia come dico io, piuttosto che prendere 11 per aver ripetuto il libro a memoria come se dovessi recitare il rosario. E sia chiaro che quando dico 11 non è perché voglia enfatizzare, ma perché è successo davvero. Non a me, ovviamente. E non mi dispiace affatto.

 

Ora, la questione è fondamentalmente la seguente:

La mia interrogazione di storia, quella di un mio compagno, quella di un'altra mia compagna, tutte e tre sono state una farsa. Tralasciamo il fatto che ci siamo fatti volontari. Tutti quanti. Tralasciamolo. E siamo incazzati neri. Tanto più quando vediamo che la secchiona della classe, la cocca dei professori prende 9,10,11 recitando il rosario. Ora, se io ti chiedo di parlarmi della comune di Parigi tu non mi puoi partire dai Merovingi. Se ti chiedo di dirmi i fronti popolari, tu non mi fai la storia del comunismo. Per capirci: se io ti dico che devi andare da Ancona a Roma non mi passi per Milano. Cosa succede recitando a memoria? Che non sei in grado di contestualizzare. Se io ti chiedo una cosa quella mi dici, non è che parti dall'inizio del libro perché non sei in grado di estrapolare il concetto che ti serve e rispondere alla domanda. Se il professore ti chiede l'ascesa di Hitler, tu non dici che era di Vienna, che ha fatto la guerra, che ha avuto dei riconoscimenti, che voleva fare il pittore. Tu mi dici che si era candidato alla presidenza, che è diventato cancelliere, che è diventato presidente, che è diventato capo supremo delle forze armate. Alla luce di tutto questo (e faccio presente che sono venuta a scuola col registratore, è tutto documentato), tu non metti 9 per una interrogazione del genere. Tu non metti 10, 11 per interrogazioni del genere. Io nemmeno 7 le avrei dato. Il 7 che ho preso io. Anzi, 7+. Io che non ho ripetuto a memoria, io che ho rielaborato, contestualizzato, io che ho approfondito, io che ho collegato, io che ho risposto correttamente, io che non ho divagato. Io che ho capito. Io che leggo libri sul nazifascismo da quando facevo le medie, io che registro tutti i documentari di Atlantide. Io che scarico i podcast sulle lezioni di storici che parlano del '900 italiano. Ma io ti sputo in un occhio. Tu non metti 7/8 ad un ragazzo che sembrava un libro stampato (tanto la sua interrogazione era ricca di informazioni). Tu non metti 7/8 ad un ragazzo che si èletto tre enciclopedie sul nazismo. Ragazzo che, fondamentalmente, ha fatto tutto ciò che io ritengo di aver fatto, e che ho riportato sopra. Tu non metti 6.5 ad una ragazza che ti ha saputo rispondere a tutto, e 6/7 ad un'altra la cui interrogazione è stata piena di imprecisioni ed errori. Fatto sta che quest'ultima aveva preso dei riferimenti da un libro che il professore aveva consigliato di leggere, ma che, ahimé, ora fuori commercio. Dunque questo ha sicuramente inciso. Avrà pensato il professore: "quei due hanno cercato informazioni su altri testi, vuol dire che le mie fotocopie per loro non andavano bene. Quest'altra, invece, ha seguito il mio consiglio, ritiene che quello che io spiego e consiglio sia invece interessante." Se non ti va bene che facciamo approfondimenti, diccelo. Se vuoi che ripetiamo a pappardella, diccelo. Ma quando veniamo su a contestare il voto "professore, la mia non era da 7+, la mia non era da 7/8, la mia non era da 6.5" tu mi giustifichi ogni ragionamento che ti ha portato a darmi un voto del genere. Non borbotti scocciato qualcosa sull'esposizione ed un eventuale colloquio d'esame non considerando affatto le conoscenze, che pure c’erano, ed erano pertinenti, corrette ed adeguate.. Perché io ti sputo in un occhio.

 

Quando sono stata interrogata io, ieri, mi ha detto "Bene, stai lì che non è detto che non ti chieda qualcos'altro"

La mia compagna di banco: "Guarda Piera, ti ha detto così perché secondo me è indeciso se metterti 8.5 o 9"

Più tardi mi chiama e mi fa: "Sono sconvolta, ti ha messo 7+"

"Sicura"

"Si, l'ho visto"

Poi chiede di andare in bagno e quando torna mi fa: "Sono sicura, l'ho visto due volte, una andando e l'altra tornando, ti ha messo 7+ e a Feraz 7/8"

Oggi: "Ho saputo che è stato un sacco stronzo con te e Feraz. Ah, Piera, ho sognato che eri campionessa di nuoto agonistico". Vabbè, son soddisfazioni per me che so si e no stare a galla.

Oggi, parlando e sparlando fuori della classe con un gruppetto: "Quando ha interrogato a te e Feraz io avevo le mani nei capelli, mi rendevo conto di non sapere niente"

Oppure, riguardo alla secchiona: "A lei 9, ma avete visto quanto era depressa? Si è rovinata la media, poveretta".

O, quello che ho detto io: "Guardate, non sapete quanto ho goduto quando non ha saputo rispondere e ha risposto Maria Cristina. Non ero così contenta nemmeno quando ho saputo che la Franzoni sta dentro. E ho registrato tutto! Ma io me lo metto come suoneria per il cellulare"

 

Sia chiaro che io non ho niente contro chi prende 9 o 10 in una interrogazione. In classe mia sono in molti ad essere davvero bravissimi. Ma hanno un atteggiamento diverso. Prendono 9? Ochei, non ti fanno sentire una merda tu che hai preso magari 7. Anzi, personalmente quando vedo che qualcuno prende un voto alto sono contenta per lui. A me dà fastidio quell'atteggiamento di superiorità, quel tenere il muso perché prendi 9 e non 10 e questo ti abbassa la media. C'è gente che per anche un 7 ucciderebbe qualcuno. E tu ti incazzi perché hai avuto 9? Come tra l'altro è successo oggi? Questo significa sputare nel piatto dove si mangia, e tutto ciò mi fa schifo. O ancora, durante l'ora di religione, parlando di queste cosa, con noi che ci lamentavamo e la prof paziente ad ascoltare: "quando senti Piera e Feraz parlare di storia ti dà gusto, riesci a seguire il discorso"

 

Ve lo dico onestamente: il 7+ era minimo minimo un 8+. Minimo minimo. Il 7/8 era minimo minimo minimo 9. E il 6.5 un 7 pieno pieno o o 7+ ci stava tutto.

 

C'è poi un'altra cosa che mi ha fatto girare i cojoni (scusate il turpiloquio, io che criticavo il turpiloquio di Moccia, ma in questo caso di usare parole edulcorate proprio non mi va) è stata che mio fratello non ha combinato niente tutto l'anno, e ora, alla fine, con lo spettro della bocciatura sulla testa, sta facendo una full immersion. Oggi sento dire "se passi ti compro la chitarra". Io incasso e sto zitta. Ma stasera no, stasera sbotto, urlo e scoppio in lacrime (io piango anche leggendo Topolino). Io mi sono fatta un mazzo così tutto l'anno, sputo sangue sopra i libri fino a mezzanotte, e poi mi venite a dire che mio fratello, perché ha studiato un mese se passa gli regalate la chitarra? Certo, regalatemi un portatile per l'università, ci mancherebbe che mi facciate prendere gli appunti sui post-it. Ma a me non interessa il portatile, me lo compro con i soldi miei, io non voglio nessun regalo per la maturità, non vi chiedo niente, ma la chitarra per un mese di studio contro tutto quello che ho fatto io durante l'anno no. No. Basta, mi sono rotta il cazzo.

 

Poi, babbo mi fa un discorso col cuore in mano. Esordisce dicendo che è consapevole di non essere un padre che ha lasciato un segno E questa è stata una coltellata, perché non è vero, gli voglio bene e non sono in grado di dimostrarglielo. Orgoglio o idiozia? Non saprei. Forse orgoglio e idiozia insieme. Non vuole che lo perdoni, ma che io capisca che non si è reso conto di quanto ha fatto soffrire me mentre prometteva quello a mio fratello. Io capisco, e non ce l'ho con lui.

 

Voglio solo finire la scuola al più presto. Io ho tutto quello che mi serve, mi hanno dato tutto, e se mi servisse qualcosa sono perfettamente in grado di procurarmelo da sola. Tutto quello che voglio è finire la scuola. E basta. Perch* non ce la faccio davvero più. E quando ne sarò fuori, metterò in pratica la scena di "Notte prima degli esami". Dirò quello che penso ad un paio di professori. Dopo gli esami, ovviamente.

 

 

Bene, se siete arrivati alla fine (non so in che condizioni), vi faccio i miei complimenti.



Darthy
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martedì, 13 maggio 2008, ore 17:18

Antefatto: in due anni sono stata interrogata di inglese ben sette volte. Altri, in due anni, sì e no una volta. Il resto della classe, in due anni, mai. E io mi sono scocciata.

Situazione contingente:

Prof: com'è stata la terza prova? Come l'avete impostata (la domanda di inglese)
Classe: ....
Prof: Bene, allora interrogo. (Apre il libro a caso, somma i numeri, risultato 11, Alessandra, e che cazzo, di nuovo?)

Comincio a parlare di Joyce e dello stream of counsciouness. Commetto il tragico errore (?) di dire che Joyce "didn't use a logical order, the character's thoughts flow freely". La prof mi fa non so che obiezione su 'sto cacchio di logical order.

Riprendo dal libro parola per parola: "differently from Joyce's characters who show their thoughts directly through interior monologue, sometimes in an inchoerent and syntactically unorthodox way, Woolf never lets her characters' thoughts flow without control, and maintains logical and grammatical organisation".

Ora, analizziamo:
- differently: vuol dire che se la Woolf fa una cosa, Joyce la fa diversamente
- inchoerent and syntactically unorthodox way: in modo incoerente e sintatticamente non ortodosso.
- Woolf [...] maintains logical and grammatical organisation: la Woolf mantiene un ordine logico e grammaticale.

Dato che il discorso comincia con "differently", la mia ipotesi è: se la Woolf mantiene un ordine logico, Joyce, a differenza sua (differently) e se io dico che Joyce non mantiene un ordine logico, si può sapere che cazzo avrò detto di male?

Verso la fine dell'interrogazione, anche per farle capire perchè ho detto quello che ho detto:

Io: si, beh, io ho letto la traduzione in italiano di Molly's Monologue (dall'Ulisse), e non ha un senso...
Prof: Quindi vuoi dire che Joyce scrive alla cavolo?
Io: Si.

Per completezza riporto anche il Molly's Monologue:

"il cielo e il mare pensavo a tante cose che lui non sapeva di Mulvey e Mr Stanhope e Hester e papà e il vecchio capitano Groves e i marinai che giocavano al piattello e alla cavallina come dicevan loro sul molo e la sentinella davanti alla casa del governatore con quella cosa attorno all'elmetto bianco povero diavolo mezzo arrostito e le ragazze spagnole che ridevano nei loro scialli e quei pettini alti e le aste alla mattina i Greci e gli Ebrei e gli Arabi e il diavolo chi sa altro da tutte le parti d'Europa e Duke street e il mercato del pollame un gran pigolio davanti a Larby Sharons e i poveri ciuchini che inciampavano mezzo addormentati e gli uomini avvolti nei loro mantelli addormentati all'ombra sugli scalini e le grandi ruote dei carri dei tori e il vecchio castello vecchio di mill'anni sì e qui bei Mori tutti in bianco e turbanti come re che che ti chidevano di metterti a sedere in quei buchi di botteghe e Rona con le vecchie finestre delle posadas fulgidi occhi celava l'inferriata perchè il suo amante baciasse le sbarre e le gargotte mezzo aperte la notte e le nacchere e la notte che perdemmo il battello ad Algeciras il sereno che faceva il suo giro con la lampada e Oh quel pauroso torrente laggiù in fondo Oh e il mare il mare qualche volta cremisi come il fuoco e gli splendidi tramonti e i fichi nei giardini dell'Alameda e sì tutte quelle stradine curiose e le case rosa e azzurre e gialle e i roseti e i gelsomini e i gerani e i cactus e Gibilterra da ragazza dov'ero un Fior di montagna sì quando mi misi la rosa nei capelli come facevano le ragazze andaluse o ne porterò una rossa sì come mi baciò sotto il muro moresco e pensavo be' lui ne vale un altro e poi gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora sì e allora mi chiese se io volevo sì dire di sì mio fior di montagna e per prima cosa gli misi le braccia intorno sì me lo tirai addosso in modo che mi potesse sentire il petto tutto profumato sì e il suo cuore batteva come impazzito e sì dissi sì voglio si".



In effetti ho sbagliato a rispondere che sì, ritengo che Joyce scriva alla cavolo. Dovevo rispondere che secondo me Joyce scriveva sotto l'influsso di droghe pesanti.

Tralascio poi il fatto che ogni volta mi dice che non studio, quando i compagni di classe mi dicono "per fortuna che non avevi studiato, io non avrei saputo dire la metà di quello che hai detto te." Dopo è inutile che ai colloqui dici: "se la senti parlare pensi a chissà quanti anni ha vissuto in Inghilterra, però non studia, improvvisa perchè sa che è brava e recupera subito".

Io, la prossima volta, mi alzo e me ne vado. Ma che, c'ho scritto idiota sulla fronte?



Darthy
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sabato, 10 maggio 2008, ore 22:36

A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c'è una ragione. Perché proprio in quell'istante? Non si sa. Fran. Cos'è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un'anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall'inzio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto fra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d'accordo, allora buona notte, 'notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto: fran. Non si capisce. È una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando, in mezzo all'Oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: "A New York, fra tre giorni, io scenderò da questa nave". Ci rimasi secco. Fran.


Prendete Baricco. Prendete Topolino. Mescolate il tutto e quello che otterrete sarà: "La vera storia di Novecento". Come direbbe la mia compagna di banco: "'na ganzata".

Infine:

Consigli per gli acquisti:
1) Comprate Topolino di questa settimana (necessariamente)
2) Leggetevi il libro (non è un consiglio ma un ordine categorico)
3) Guardatevi il film (idem sopra)


Darthy
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sabato, 03 maggio 2008, ore 20:40

Uno un pomeriggio esce di casa e si ritrova dentro una canzone dei Rhapsody.


Palio di San Floriano, Jesi 2007:

Alegrìa

Parte 1

Parte 2


Enjoy!


Darthy
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