domenica, 22 febbraio 2009, ore 12:28

L'avevo visto l'ultima volta il 26 settembre, al Teatro Pergolesi di Jesi, che rideva e scherzava con Valentina Vezzali e Giovanna Trillini. Il 12 marzo 2005 invece l''avevo incontrato di persona, sempre qui a Jesi, dove teneva una conferenza. Prima che cominciasse mi presentai davanti a lui con una copia del suo libro "Una vita in rosa" che lui mi autografò: "Ad Alessandra, con tanti auguri per il suo futuro Candido Cannavò". Poi mi chiese anche se praticassi qualche sport. Calcetto, risposi. Che ruolo? Difensore destro. Anni fa, poi, gli scrissi anche una mail, e lui gentilmente rispose.

La notizia che non c'è più mi ha svuotata. Come quando seppi di Cesare Barbetti, di Claudio Capone, di Oreste Lionello pochi giorni fa.

Sono sempre i migliori ad adarsene per primi.

Darthy
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giovedì, 19 febbraio 2009, ore 20:52

Eh no, Oreste, questo non me lo dovevi fare.
Porca miseria, nel penultimo post avevo messo proprio il discorso da "Il Grande Dittatore". Non ci credo.

.... ciao, stammi bene lassù.



Darthy
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venerdì, 13 febbraio 2009, ore 14:41

Mi era venuto in mente un incipit vagamente facebookiano, tipo: "Alessandra è invidiosa della canzone degli Stratovarius "Hunting high and low" ma mi sembrava un tantino triste. Allora ho provato a correggere un po' il tiro con: "Cantami o diva dell'Alessandra l'invidia funesta" ma mi pareva un po' eccessivo. Quindi ho provato con: "Era un'invidia buia e tempestosa" ma, oltre che buia e tempestosa era anche troppo melodrammatica. Ma non mi sono data per vinta e nell'ordine sono usciti fuori: "Quel ramo dell'invidia di Como", che suonava vagamente altezzoso anche se saranno solo in venticinque a leggere questo post, e "E' verità universalmente riconosciuta che l'invidia" che era invece un po' troppo supponente. Oppure c'era:"Una delle poche, anzi forse la sola ch'io sapessi di certo era questa: che ero invidiosa. E me ne approfittavo", ma era troppo roboante (e poi presumo di sapere di certo anche altre cose). Ma ormai entrata nel tunnel degli incipit più disparati, tornai a saccheggiare la letteratura: "Placida invidia e verecondo raggio"; "D'in su la vetta dell'invidia antica" fin quando decisi che lo stare tre quarti d'ora sopra l'inizio di un post avrebbe mandato a monte tutto il ben fatto, quindi basta: si torna ai primordi: "C'era una volta l'invidia".

Dunque. C'era una volta l'invidia, che non era invidia di questo o di quello, ma bensì un'invidia assai più specifica. Oggetto dell'invidia è una inconsapevole canzone degli Stratovarius, inconsapevole cioè del fatto che  è capace a giorni alterni di darmi la carica come il Pocket Coffee e di mandarmi nei meandri della disperazione più cupa.

La prima situazione si verifica in genere dopo esami vari: patente, maturità, università. La frase chiave in genere è: "now I'm leaving my worries behind, feel the freedom of body and mind".

La seconda situazione si verifica generalmente quando vengono pronunciate le fatidiche parole: t"he storm that is gathering near", "after the storm there's a calm, through the clouds shines a ray of the sun",

L'invidia nasce appunto dal fatto che in appena quattro minuti e sei secondi il cantante vede avvicinarsi la tempesta, se la scampa, e dopo la tempesta arriva la calma con il sole, gli uccellini che cinguettano e l'erba verde e la rugiada... Vabbè, non proprio, ma l'idea di fondo è questa.

Io invece in, diciamo, poco meno di 20 anni sono rimasta incastrata nella tempesta che mi sballotta di qua e di la e non so come uscirne. C'è da precisare però che ho un ombrellino che mi ripara dalla piogga abbastanza bene (diciamo che sono entrata nella fase della vita che definirei  à la "Julie Mayer" o à la "Rory Gilmore") mentre tutto ciò che mi sta intorno si schianta contro un iceberg, dopo  qualche manovra sbagliata e poco convinta per mettere le cose a posto. Una specie di, sì, insomma: "Tutta la barra a tribordo! Indietro tutta! Attivare il motore di inversione! Attuare inversione di marcia! Tutto a babordo!". Che poi lo sappiamo tutti come è finita, no?


Darthy
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domenica, 08 febbraio 2009, ore 14:10














Di Eluana Englaro a Berlusconi non frega un cazzo. Nel modo più assoluto.

No, quello a cui mira è SCATENARE UN CONFLITTO TRA ISTITUZIONI PER LEGITTIMARE IL MASSACRO DELLA COSTITUZIONE. Stravolgimento dei principi costituzionali già paventato per un futuro di là da venire ma ora il via libera della Corte di Cassazione allo stop dell'alimentazione ad Eluana gli ha offerto su un piatto d'argento l'occasione di cui andava tanto in cerca. La legge inoltre dovrebbe essere generale e astratta mentre qui si sta montando un caso su una questione particolare e concreta, volta esclusivamente ad impedire il compimento della manifesta volontà di Eluana stessa, solo per i loschi fini di Berlusconi.

Inoltre la dichiarazione del Presidente del Consiglio secondo cui "Eluana potrebbe anche generare un figlio" desta, per usare una frase fatta, orrore e raccapriccio. Non sbaglia affatto Vittorio Zucconi a scrivere: "una donna, per i talebani e per gli opportunisti, è una fotocopiatrice biologica, un apparecchio di riproduzione, semplice terra nella quale buttare un seme e poi vederlo germogliare, senza che la terra stessa, fertile, ma sorda, possa obbiettare. La sua volontà non conta. Le donne, come la terra, non possono decidere se e quando generare, nella visione di questi seminatori assoluti. Il solo fatto che questa ipotesi sia stata pensata, senza avere visto le immagini di quei resti umani che rendono disumano il solo pensiero di una gravidanza, dimostra la desolazione morale e la insensibilità di chi l’ha formulata. Ora quel corpo è stato anche, figurativamente, violentato nella sua intimità più vulnerabile".

La causa scatenante del conflitto istiuzionale è stato il rifiuto da parte del Presidente della Repubblica Napolitano di firmare il decreto legge varato dal governo volto ad impedire la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione dei pazienti perché incostituzionale.

Un decreto legge è un provvedimento provvisorio avente forza di legge (quindi equiparato alla legge formale ordinaria) adottato in casi straordinari di necessità e urgenza dal governo. Il giorno stesso della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (perchè abbia valore serve la firma del Presidente della Repubblica, massimo garante della Costituzione) va presentato alle Camere per la conversione, altrimenti perderà efficacia fin dall'inizio.

Ora, secondo il Presidente della Repubblica Napolitano tale decreto è incostituzionale in quanto non sussistono i requisiti straordinari di necessità e urgenza (violazione dell'articolo 77 della Costituzione, cioè della legge fondamentale di un ordinamento giuridico, la fonte principale da cui deriva la legalità di tutte le altre fonti):

«Rispetto allo sviluppo della discussione parlamentare non è intervenuto nessun fatto nuovo che possa configurarsi come caso straordinario di necessità ed urgenza ai sensi dell'art. 77 della Costituzione se non l'impulso pur comprensibilmente suscitato dalla pubblicità e drammaticità di un singolo caso».

Nella lettera inviata al Presidente del Consiglio, Napolitano scrive:

"[...] Io non posso peraltro, nell'esercizio delle mie funzioni, farmi guidare da altro che un esame obiettivo della rispondenza o meno di un provvedimento legislativo di urgenza alle condizioni specifiche prescritte dalla Costituzione e ai principi da essa sanciti.[...]

[...] Il ricorso al decreto legge – piuttosto che un rinnovato impegno del Parlamento ad adottare con legge ordinaria una disciplina organica - appare soluzione inappropriata. Devo inoltre rilevare che rispetto allo sviluppo della discussione parlamentare non è intervenuto nessun fatto nuovo che possa configurarsi come caso straordinario di necessità ed urgenza ai sensi dell'art. 77 della Costituzione se non l'impulso pur comprensibilmente suscitato dalla pubblicità e drammaticità di un singolo caso. [...]

[...] Decisione definitiva, sotto il profilo dei presupposti di diritto, deve infatti considerarsi, anche un decreto emesso nel corso di un procedimento di volontaria giurisdizione, non ulteriormente impugnabile, che ha avuto ad oggetto contrapposte posizioni di diritto soggettivo e in relazione al quale la Corte di cassazione ha ritenuto ammissibile pronunciarsi a norma dell'articolo 111 della Costituzione: decreto che ha dato applicazione al principio di diritto fissato da una sentenza della Corte di cassazione e che, al pari di questa, non è stato ritenuto invasivo da parte della Corte costituzionale della sfera di competenza del potere legislativo. Desta inoltre gravi perplessità l'adozione di una disciplina dichiaratamente provvisoria e a tempo indeterminato, delle modalità di tutela di diritti della persona costituzionalmente garantiti dal combinato disposto degli articoli 3, 13 e 32 della Costituzione: disciplina altresì circoscritta alle persone che non siano più in grado di manifestare la propria volontà in ordine ad atti costrittivi di disposizione del loro corpo. 

Ricordo infine che il potere del Presidente della Repubblica di rifiutare la sottoscrizione di provvedimenti di urgenza manifestamente privi dei requisiti di straordinaria necessità e urgenza previsti dall'art. 77 della Costituzione o per altro verso manifestamente lesivi di norme e principi costituzionali discende dalla natura della funzione di garanzia istituzionale che la Costituzione assegna al Capo dello Stato ed è confermata da più precedenti consistenti sia in formali dinieghi di emanazione di decreti legge sia in espresse dichiarazioni di principio di miei predecessori (si indicano nel poscritto i più significativi esempi in tal senso). [...]"

In sostanza Napolitano afferma che il decreto è incostituzionale perché mancante dei requisiti necessari straordinari di necessità e urgenza.

Per di più la Corte di Cassazione (cioè il vertice della giurisdizione ordinaria, essendo il tribunale di ultima istanza nel sistema giurisdizionale ordinario (penale e civile) aveva autorizzato la sospensione dell'alimentazione della donna.

La Corte di Cassazione – escluso che l’idratazione e l’alimentazione artificiali con sondino nasogastrico costituiscano, in sé, oggettivamente una forma di accanimento terapeutico, pur essendo indubbiamente un trattamento sanitario – ha deciso che il giudice può, su istanza del tutore, autorizzarne l’interruzione soltanto in presenza di due circostanze concorrenti: a) la condizione di stato vegetativo del paziente sia apprezzata clinicamente come irreversibile, senza alcuna sia pur minima possibilità, secondo standard scientifici internazionalmente riconosciuti, di recupero della coscienza e delle capacità di percezione; b) sia univocamente accertato, sulla base di elementi tratti dal vissuto del paziente, dalla sua personalità e dai convincimenti etici, religiosi, culturali e filosofici che ne orientavano i comportamenti e le decisioni, che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento. Ove l’uno o l’altro presupposto non sussista, deve essere negata l’autorizzazione, perché allora va data incondizionata prevalenza al diritto alla vita, indipendentemente dalla percezione, che altri possano avere, della qualità della vita stessa. (Sentenza n. 21748 del 16 ottobre 2007)

Sulla base di tutto questo la Magistratura del Friuli Venezia Giulia non attuerà alcuna iniziativa che possa eludere o ritardare l'attuazione di quanto disposto dalla sentenza in quanto non è giuridicamente concepibile un'indagine sul contenuto di una sentenza passata in giudicato.

Il termine "passato in giudicato" significa che il provvedimento giurisdizionale è divenuto ormai incontrovertibile, vale a dire non più assoggettabile ai mezzi di impugnazione ordinari. Nessun giudice può pronunciarsi nuovamente su quel diritto sul quale è già intervenuta una pronuncia che abbia esaurito la serie dei possibile riesami.

Berlusconi invece, come è solito fare, ribatte travisando le cose, "interpreta l'articolo 77 in maniera completamente diversa da quello che fa (e ha fatto in passato) il Quirinale. Ritiene cioè che non sia compito del Colle, ma solo del governo, decidere sui presupposti di costituzionalità del decreto, leggendo così il passaggio dove si afferma che i decreti sono adottati dal governo «sotto la sua responsabilità»."

Nelle ultime ore inoltre Berlusconi è tornato alla carica attaccando pesantemente la Costituzione: "è una legge fatta molti anni fa sotto l'influsso di una fine di una dittatura e con la presenza al tavolo di forze ideologizzate che hanno guardato alla Costituzione russa come un modello"

Ma gli attacchi alla Costituzione non si fermano certo qui: il lodo Maccanico-Schifani prima e Lodo Alfano poi sono esempi lampanti di come la legge non sia affatto uguale per tutti.

La proposta di legge della Lega, passata in Senato, per la denuncia, da parte dei medici degli immigrati irregolari è una deriva totalitaria di quello che una volta era uno stato democratico. A tal proposito mi vengono in mente alcuni articoli enunciati in Costituzione, tre dei quali illustrano i principi fondamentali cui l'ordinamento italiano si ispira (e cui tale legge si discosta così palesemente):

Articolo 2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Articolo 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Articolo 10: L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.

Articolo 32: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Riguardo a quest'ultimo articolo mi preme far notare che la Costituzione, tutelando la salute come diritto fondamentale, parla di INDIVIDUI e NON DI CITTADINI. Gli immigrati irregolari non sono forse persone come tutti noi? E su che basi imponiamo che venga loro negata l'assistenza sanitaria?

Confido con tutto il cuore che la Corte Costituzionale non faccia passare una legge tanto irrispettosa dell'uomo, della democrazia e dei principi fondamentali della Costituzione.

La mia unica speranza è che l'Italia SI SVEGLI al più presto e impedisca che si ripeta quello che è avvenuto il 28 Ottobre 1922. Sono passati 87 anni e mai ci siamo andati di nuovo vicini quanto questi ultimi tempi, con Berlusconi di nuovo al potere.






Mi dispiace, ma io non voglio fare l'Imperatore, non è il mio mestiere, non voglio governare ne conquistare nessuno, vorrei aiutare tutti se possibile, ebrei, ariani, uomini neri e bianchi, tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c'è posto per tutti, la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi, la vita può essere felice e magnifica, ma noi lo abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell'odio, ci ha condotti a passo d'oca fra le cose più abbiette, abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformato in cinici, l'avidità ci ha resi duri e cattivi, pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza, senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto. L'aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell'uomo, reclama la fratellanza universale, l'unione dell'umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente. A coloro che mi odono, io dico, non disperate! L'avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l'amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano. L'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo e qualsiasi mezzo usino la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie. Non vi consegnate a questa gente senza un'anima, uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore. Voi non siete macchine, voi non siete bestie, siete uomini!

Voi avete l'amore dell'umanità nel cuore, voi non odiate, coloro che odiano sono quelli che non hanno l'amore altrui. Soldati! Non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate nel Vangelo di S. Luca è scritto – "Il Regno di Dio è nel cuore dell'uomo" – non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini. Voi ,voi il popolo avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità, voi il popolo avete la forza di fare che la vita sia bella e libera, di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi in nome della democrazia usiamo questa forza, uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore, che dia a tutti gli uomini lavoro, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza. Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere, mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno! I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavi il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse, combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere, eliminando l'avidità, l'odio e l'intolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati, nel nome della democrazia siate tutti uniti!


Darthy
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lunedì, 02 febbraio 2009, ore 20:32

In "Pancreas - trapianto del libro cuore" Giobbe Covatta scriveva:


« D’accordo! » esclamò Ciro, che non era un’aquila, e cominciò ad arrampicarsi come un gatto. Quando giunse in cima al palo il Capitano gridò: « Nasconditi dietro le fronde ! »
« Ma qua non c’è neanche una foglia!! »
« A posto così! Cosa vedi? »
« Un centinaio di uomini a cavallo ».
« A che distanza? »
« Due miglia! »
« Marine o terrestri? »
« Terrestri » rispose perplesso il ragazzo.
« Quant’è in chilometri? »
« Capità, non lo so! Guarda sulla prima pagina dell’agenda della Cariplo! Saranno tre chilometri, più o meno. Senta Capitano, qua le palle fischiano e le mie cominciano a girare. Posso scendere?! »
« No aspetta. Come sono vestiti gli uomini? »
« Da pizzaioli » rispose ironico il ragazzo, « come vuole che siano vestiti? Da soldati! »
« Di che compagnia? »
« Capitano, le palle fischiano, posso scendere? ».
« No, non ancora, stai nascosto tra le fronde e guarda a destra, vedi qualcosa? »
« No, nulla ».
« Neanche un cecchino, possibile? Guarda bene! »
In quel momento una palla colpì il ragazzo, che precipitò dal palo.
« Eh cazzarola, lo sapevo che ci doveva essere! » disse il Capitano. « Mica è sciopero, oggi! »
Poi il Capitano e il Sergente corsero verso il ragazzo. « È morto? » chiese il Capitano.
« No » rispose il sergente. « Sei sicuro? »
« Certo! »
« Cazzarola! » imprecò il Capitano. « Presto, Radaelli, prendi dell’alcol! »
Radaelli arrivò con l’alcol, il Capitano cosparse il ragazzo e gli dette fuoco. Poco dopo il tenente disse con aria triste: « Si è spento! »
« Presto Radaelli, ancora dell’alcol che lo riappicciamo » gridò il Capitano.
« No, si è spento nel senso che è morto » spiegò Radaelli.
« Povero ragazzo! » sospirò il Capitano mentre gli ultimi tizzoni si andavano smorzando.
Poi ordinò: « Tutti a cavallo! ». E, dopo aver avvolto il ragazzo in una bandiera della Spal, il capitano mosse il drappello e ripartì per unificare l’Italia.



Tg1 delle 20.00:


G: Hanno dato fuoco ad un ragazzo, non è bello...
C1: Non un ragazzo, un marocchino... *
C2: Io quando l'ho saputo ho riso..

*questo ciò che il primate (e mi scuso con i primati per tale indegno paragone) voleva dire, con le sue limitate e oltremodo oscene capacità intellettuali, senza l'ausilio dei puntini di sospensione che ha usato per lasciare intendere ciò che non era in grado, per stupidità congenita, di formulare, mediante frase più consona e articolata: "quindi tutto a posto".


Ah, le legenda è questa:

G sta per giornalista
C1 sta per cerebroleso uno
C2 sta per cerebroleso due


In sintesi:

Se potessi prima vi sgranerei i denti con un cric e poi vi darei fuoco ben volentieri (l'emozione dovrebbe essere abbastanza forte, per voialtri lobotomizzati con una circoncisone al posto del cervello).

Di cinque cervelli ne farete mezzo si è no, e questo a voler abbondare.

L'unica mia speranza è che quando avrò la laurea in giurisprudenza possa mettervi dentro tutti e buttare la chiave.

Darthy
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